Il futile diventa utile
Uso e costumi del web, secondo me
Uso e costumi del web, secondo me
Hanno rifilato (e sospeso) un anno e rotti al generale Speciale.
Tra i privilegi dei parlamentari c’è anche quello di poter passare i controlli a Fiumicino attraverso un’entrata riservata a “passaporti di servizio” e “crew”.
Mentre passo arriva uno della “sicurezza” e chiama da parte una collega per dirle con grande circospezione che sta per arrivare Romiti. Raccolgo le mie cose e chiedo a voce alta alla stessa signora: “Perché, Romiti passa di qui?” Silenzio prolungato. La signorina, un po’ imbarazzata, mi dice: “E’ parlamentare, no?” E io: “No”. “Ah, allora in passato è stato uno di qui, un direttore”, dice un altro; e io: “In passato, ma oggi?” “Beh, è anziano” fa uno seduto, “di qui passano disabili e anziani”. Io lo guardo con faccia interrogativa della serie “che me stai a pijia’ per…”, e la signorina mi dice gentilmente: “Ma perché s’arrabbia con me?” E io: “Si figuri, chiedevo solo perché venga addirittura annunciato, ho visto sottosegretari fare regolarmente la fila e a noi vengono fatte aprire anche le valige…”.
A questo punto tutti quelli della security son fermi con l’aria di quelli che sentono di dover intervenire, senza peraltro avere il coraggio di farlo; quello che aveva citato i disabili dice: “Se si dovesse sta’ dietro a chi passa da qui…” Mentre lo guardo come a dire che in effetti sì, si dovrebbe, arriva un altro e mi dice, molto gentilmente: “Perché non lo chiede alla polizia?”, indicando un ufficio nel quale in effetti ci sono molti poliziotti indaffarati a non far niente. Gli rispondo che l’avviso dell’arrivo di Romiti era stato dato da uno della sicurezza e non dalla polizia, la quale comunque non gestisce l’aeroporto.
Brusio. Dico: “Mah”.
Finisco di vestirmi mentre tutti sembrano chiedersi con gli occhi cose del tipo “Anvedi questo”, “Mo’ je risponno io”, “Chi è Romiti?”
Già, chi è Romiti?
Marco Perduca, senatore radicale
L’avv. Fabiani chiede
a Benedetto XVI «di farmi conoscere privatamente o pubblicamente in base a quale privilegio Berlusconi è esonerato da detto divieto».
“Per noi il matrimonio e’ una cosa e diciamo che altre forme di convivenza hanno regolazione diversa. Io sono per regolare altre convivenza con forme non sovrapponibili a quella del matrimonio”. Leggere la dichiarazione di Bersani sul matrimonio gay parecchio tempo prima che la Consulta rinviasse al 12 aprile, mi ha fatto venire un magone non da poco specie dopo il bellissimo racconto di Ivan sulla giornata di ieri davanti alla sede della Corte Costituzionale (grassetto mio): “Vederli all’opera, sentirli parlare, apprezzarne la sapienza tecnica e il coraggio civile è stato vedere in azione il PD di cui sono felice di far parte: un partito fatto di persone eccellenti, coraggiose, aperte al dialogo, disposte a esplorare senza paraocchi ideologici aree e problemi nuovi della società, disponibili a mettere in comune i propri talenti”. Naturalmente Scalfarotto non parlava del segretario, e nemmeno si immaginava che Bersani, a sentenza ancora non pronunciata, potesse dire queste parole essendo lui il capo di quelle “persone eccellenti, coraggiose, aperte al dialogo, disposte a esplorare senza paraocchi ideologici aree e problemi nuovi della società”. Ivan si riferiva al collegio di difesa. Si riferiva comunque a persone del Pd: Marilisa D’Amico e Vittorio Angelini, entrambi militanti del Partito Democratico, e tra l’altro Angelini candidato alle regionali a Milano. Quello che mi da più fastidio è il plurale maiestatis di Bersani: per noi il matrimonio... ”Per noi” chi? Scusa Bersani, ma chi sono questi “noi”? chi sono questi “noi” che dicono matrimonio e convivenza hanno regolazione diversa? Non Ivan naturalmente: era lì in Consulta ad attendere col cuore in mano per uno storico sì; non era Cristiana Alicata che da anni ormai si batte per i diritti paritari degli LGBT. E non era nemmeno Paola Concia, dato che ti ha persino risposto da persona eccellente, coraggiosa, aperta al dialogo, disposta a esplorare senza paraocchi ideologici aree e problemi nuovi della società qual è: “Caro Bersani, fare dichiarazioni mentre la Corte Costituzionale era ancora riunita in camera di consiglio e non aveva ancora emesso il pronunciamento sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, a mio parere non è stata una cosa opportuna. La politica, quella che fa bene al paese, mentre un’istituzione come la Corte Costituzonale sta per pronunciarsi, si ferma, soprattutto in campagna elettorale, perché sai bene che le strumentalizzazioni su questi temi sono all’ordine del giorno. Essendo un uomo accorto, sai bene che quello che hai detto a proposito della regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso è una tua opinione, rispettabilissima perché sei il nostro segretario: ma sai anche bene che il PD è un partito plurale e che prima di decidere una posizione sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, dovrà fare una discussione democratica, che coinvolga tutti. Come sai su questo tema non la penso come te e non sono la sola dentro al PD”. E non ero nemmeno io, dato che ho sempre scritto l’esatto contrario. Ma forse eri tu, Bersani. Forse quel “noi” deriva dall’incarico che ricopri dove tutto ciò che dici è necessariamente un “noi”. Forse quel noi stavolta è di troppo, forse quel noi è solo un “io”. Ecco, stai un pelino più attento la prossima volta perché il tuo discorso è da omofobo. E tu non sei omofobo in fin dei conti, sei solo vecchio.
Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universoIo ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un solo tuo sguardoIo ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioniIo ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo
Stefano Benni (da: “Ballate” Feltrinelli 1991)